In questo percorso ci occuperemo di creare le condizioni organizzative per realizzare uno stato di flusso all’interno di una squadra di lavoro o di un’intera azienda.

Lo faremo ispirandoci al mondo orchestrale e in particolare ad alcuni esempi di quella che possiamo definire un’orchestra ben temperata: un organismo pulsante, vivo, che potenzialmente può esistere nella condizione in cui “tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile” grazie a relazioni che travalicano i confini individuali, temporali e spaziali.

In un’orchestra ben temperata, ciascuna voce è riconosciuta nel momento in cui lo strumento la porta in essere, senza che nessuna voce predomini sulle altre. Questa immagine, proiettata in un’azienda, implica una forma di organizzazione più orizzontale, nella quale la leadership ruota insieme alle altre funzioni e in cui, in sostanza, tutti fanno potenzialmente tutto, secondo un modello più simile all’organizzazione naturale come quello delle rondini e delle formiche.

In un’orchestra, l’importanza di uno strumento o compagine strumentale viene definita dal direttore nota per nota, a seconda della visione che il direttore ha del brano eseguito. Se uno strumento prende il sopravvento e suona sempre sopra le altre voci (per scelta sua o del direttore), l’esperienza d’ascolto ne risulta impoverita perché in alcune situazioni la voce principale è affidata a un timbro strumentale diverso. Uno dei ruoli del direttore (almeno di quei direttori che hanno lasciato il segno) è di “temperare l’orchestra”, ovvero individuare, nota per nota, quale strumento o amalgama strumentale concorre a creare un’esperienza  veritiera del brano musicale nella coscienza di chi ascolta.

Lo stesso può avvenire in un’azienda o in un gruppo di lavoro, dove le varie funzioni (gli strumenti dell’orchestra) si alternano nel ruolo di voce principale o di sostegno in funzione dell’obiettivo o del progetto creativo. Temperare la squadra, da parte di un imprenditore, un manager o qualunque altro professionista, significa creare le condizioni affinché ciascun componente del gruppo – e la struttura nel suo complesso – risuoni con il progetto creativo.

In alcuni casi (quelli dei direttori più sensibili e geniali, che prenderemo in considerazione) non c’è più nemmeno l’interpretazione del brano, ma l’ascolto e la facilitazione di quelle condizioni che danno luogo a una esperienza unica e irripetibile tanto per chi ascolta che per chi suona. Lo si percepisce a pelle, persino in una registrazione (e i filmati ce ne danno la prova): il brano rinasce in quel preciso tempo e spazio, i confini tra chi dirige e chi suona, e anche chi ascolta, si annullano. Un’espressione usata da un direttore per spiegare questo processo a un allievo è: “non devi fare nulla, lascia soltanto che accada; occupati piuttosto di non ostacolare il processo con il tuo intervento personale”.

Apprenderai, attraverso esempi e strumenti pratici, come creare esperienze di flusso in cui tu e i tuoi collaboratori potete creare ispirati dall’obiettivo. La cosa nasce da se, in assenza di sforzo, si tratta semmai di non ostacolare un processo naturale. In tale condizione non è più necessaria la presenza di un leader o di un sistema di controllo unilaterale e predefinito, perché anche queste funzioni, come quelle operative e “accessorie”, ruotino all’interno del gruppo a seconda del momento e della necessità.

Esploreremo anche le modalità di condivisione e rotazione della leadership messe a punto da un’orchestra che da cinquant’anni suona senza direttore e applicheremo alcuni strumenti per risvegliare dentro ciascun membro del gruppo i semi di ogni funzione, attraverso i modelli primari dell’esperienza che la psicologia del profondo chiama archetipi. In ognuno di noi, infatti, abitano un capo, un manovale, un operativo, un creativo, un comunicatore, un sognatore, un mediatore, un esteta, un animo sensibile, una chioccia, un soldato, un avventuriero, uno che non sta mai nei ranghi e uno che gestisce le crisi e conduce il gruppo nei momenti di incertezza.

Si tratta di risvegliare tali doti dentro di noi, e gli strumenti di questo percorso aiuteranno l’intero gruppo a farlo, individualmente e poi anche collettivamente. Certi ruoli sono “favoriti” perché stimolati dal contesto sociale rispetto ad altri. Ci occuperemo di riequilibrare i linguaggi adottati nell’ambiente lavorativo e ricondurli a un immaginario yin o Yang, riequilibrando gli eccessi in maniera fluida e dinamica, su singoli progetti o nel quotidiano.

Non da ultimo, ci occuperemo dell’altro come riflesso del nostro vissuto interiore – specialmente quello che tendiamo a non vedere, e che la nostra psiche ci porta a vivere nella relazione con l’altro, spesso con sentimenti ed emozioni conflittuali. Scopriremo che le situazioni che ci accadono nella relazione con l’altro sono eventi che l’anima desidera farci vivere per liberarci da paure e resistenze e che le emozioni che queste relazioni suscitano, specialmente quelle meno piacevoli, sono in realtà il nostro più grande tesoro.