Ficino ci dà qualche idea di come fare per temperare l’anima:

… Chiunque con la preghiera, con lo studio, con la vita, con i costumi, imita la magnificienza, l’attività, l’ordine dei celesti, divenuto così simile agli déi, ne riceve doni più abbondanti.

Al contrario, gli uomini che con artifici si rendono dissimili e difformi rispetto alla disposizione dei celesti, sono segretamente miseri e, alla fine, risultano anche apertamente infelici.

Vale la pena di dedicare un po’ di attenzione a ciascuno di questi tipi di “imitazione”, perché è attraverso di essi che si costellano i pianeti.

PREGARE GLI DEI

La preghiera solleva ancora una volta il tema della religione. Ovviamente non è necessario adorare le divinità planetarie come facevano i greci e i romani, e tuttavia esse richiedono un certo grado di dedizione e di coinvolgimento. Il modo tradizionale di parlare di questi dei è dire che si è “in Mercurio” oppure “in Venere”.

L’idea è che lo stato d’animo e l’atmosfera che accompagnano l’atteggiamento archetipico di quel dio, s’impossessano di quella persona, pretendendo la sua attenzione e colorando tutte le sue percezioni.

Ma non risvegliamo Mercurio nella nostra anima scrivendo qualche poesiola burlesca o trastullandoci a interpretare i sogni. È Mercurio che risveglia l’anima stimolandoci alla comprensione e all’intuizione.

Gli dèi non sono fuori nel cielo, ma non sono nemmeno semplicemente termini poetici per esperienze personali. L’io sente l’ombra dell‘abbraccio più ampio del dio, anche se il dio è una realtà psicologica.

Una persona, allora, può assumere realmente un atteggiamento religioso nei confronti di questi movimenti della psiche, riconoscendo la loro influenza e il loro potere e attirando il loro spirito dentro il tessuto della vita.

Come ha detto Jung nella sua definizione della religione, la sensibilità religiosa comporta il dare attenzione ai contesti della vita psichica, sia che siano conosciuti come spiriti, dèi, demoni oppure come fantasie inconsce.

LO STUDIO DELLE IMMAGINI

Un secondo modo per temperare l’anima è attraverso lo studio, una semplice tecnica, fin troppo ovvia per essere presa sul serio. Eppure sembra quasi certo che Ficino mescolava nella sua mente, e praticava, forme di educazione e di terapia. Scrive infatti: “è invero una disciplina di grande importanza comprendere bene quale spirito, quale forza, quale cosa significano in particolare questi pianeti”.

Prosegue poi mettendo in guardia contro l’adorare le stelle; dovremmo invece piuttosto imitarle e, imitandole, cercare di catturarle.

In un senso limitato, lo studio dei pianeti includerebbe il leggere su queste sette divinità, sapere cosa rappresentano e quali sfere della vita influenzano.

In un senso più generale, un modo per temperare la propria vita è familiarizzarsi con le immagini, attraverso la lettura della mitologia e delle tradizioni religiose. Il dedicare un po’ di attenzione alla poesia, alla narrativa e alle altre arti, il far caso alle immagini dei sogni e alle fantasie a occhi aperti.

Lo scopo è arrivare a conoscere le espressioni imagistiche dell’anima.

Nella nostra società consideriamo una cosa terribile che una persona non sappia leggere, scrivere e fare le operazioni matematiche fondamentali; ma perfino la nostra popolazione adulta è analfabeta quando si tratta di immagini.

Eppure le immagini affollano la nostra coscienza giorno e notte. Forniscono alla religione e all’arte la maggior parte dei loro contenuti, e determinano i nostri valori e la comprensione del nostro mondo.

I SOGNI E LE IMMAGINI

Dedicare un po’ di tempo e di attenzione ai sogni è un altro efficace modo per temperare l’anima, perché attraverso lo studio delle immagini dei sogni viene portata alla coscienza la nostra personale mitologia, completa di eroi e di cattivi, di demoni e di divinità.

Spesso una seria attenzione ai sogni è considerata superstizione, oppure lasciata alla psicoterapia, dove i sogni sono tipicamente interpretati riferendoli interamente alla storia personale.

Invece chiunque può prendere nota, letteralmente, dei suoi sogni e scoprire, nell’arco di un certo periodo di tempo, immagini e temi ricorrenti.

Non è necessario guardare al sogno in cerca di una guida (Ficino mette in guardia contro questa sorta di adorazione) oppure trovarne interpretazioni conclusive; è sufficiente dedicare loro attenzione, studiarli, ribaltarli con l’immaginazione, e averli in mente, almeno in modo fluttuante, mentre ci occupiamo delle nostre faccende quotidiane.

Una simile deviazione alle figure del sogno tempera l’anima fornendo riferimenti immaginitivi per i nostri sentimenti, le nostre fantasie e le nostre esperienze.

Se, per esempio, nell’arco di un certo periodo di tempo compare il tema di essere abbandonati, quella fantasia, come un seme, può organizzare nell’immaginazione tutta una serie di esperienze, di stati d’animo, di desideri, o simili.

Possiamo ascoltare la tonalità dell’abbandono che risuona attraverso numerosi eventi altrimenti opachi.

Uno dei risultati del dedicare una certa cura ai sogni è la scoperta dell’importanza che le immagini hanno nell’esperienza. Si viene a scoprire che fra sogno e realtà non c’è tutta quella distanza che avevamo sempre pensato. Anzi, il riconoscere che le immagini danno forma alla vita ha un effetto sul nostro senso di sé; molto rapidamente si scopre infatti quanto questo sé sia “fluido”, quanto regolarmente si lotti con le fantasie, oppure ci si comporti amichevolmente, ci si identifichi, con esse; e questo sia interiormente che in proiezione.