Come nel mare si uniscono le acque dei vari fiumi che vi confluiscono, perdendo la loro identità, allo stesso modo, lo psicomare (il mare dell’anima) accoglie e fonde tutte le diverse tradizioni culturali e spirituali in maniera tale che non è più possibile distinguere le fonti che vi confluiscono e che, dapprima divise, ne diventano parte indivisibile.

La prima parola, “psico” richiama Psiche (dal greco “anima”) e per analogia l’intero corpus del mito greco, la psicologia del profondo e la tradizione immaginale occidentale con i suoi araldi. Per citare qualche nome: Carl Gustav Jung e James Hillman (padre della psicologia archetipica) con i suoi molti “figli” – quelli di sangue (l’astrologo archetipico Laurence Hillman) – e quelli culturali (Paolo Mottana, padre della pedagogia immaginale; Selene Calloni Williams, madre del Mantra Madre e della tradizione degli immaginalisti.

Il secondo termine richiama invece un’immagine di natura – il mare – ma anche l’acqua e la madre, ben simboleggiati dalla divinità africana Mami Wata; per analogia, il termine rimanda anche al mondo animista africano che ho conosciuto grazie allo sciamano togolese Calixte e al suo progetto culturale e spirituale, Agbemò. Ma anche la musica, in particolare quella di Claude Debussy, con tutte le sue immagini acquatiche e marine.

Psicomare, non da ultimo, è l’anagramma del mio nome e cognome. Mescolare le lettere del proprio nome e cognome in maniera poetica, per trarne nuovi significati, è un modo di tradurre, senza tradire completamente, la propria eredità ancestrale e il proprio destino.